Export negli Stati Uniti: opportunità per il Made in Italy
I settori per l’internazionalizzazione del Made in Italy
L’export Made in Italy piace agli Stati Uniti, ma quali sono i settori nei quali l’internazionalizzazione delle aziende italiane è più concreta? Le opportunità per vendere in USA non derivano solo dai vantaggi dell’euro debole. Complessivamente, secondo dati ISTAT, nel 2020 le aziende italiane hanno esportato merci verso gli USA per un valore di 42.467,93 milioni di euro, nel 2021 per 49.439,51 mln di euro e nel 2022 per 65.110.3 milioni di euro.
Vendere all’estero: cosa esportare negli USA
L’internazionalizzazione delle nostre aziende vive un momento favorevole. La prospettiva per vendere all’estero e in particolare negli USA è concreta e di lungo periodo. Il Made in Italy ora è più appetibile dal punto di vista del cambio euro dollaro, ma ad essersi consolidato è il rapporto qualità prezzo. La seguente tabella ci mostra l’andamento delle vendite delle merci italiane più vendute negli Stati Uniti negli ultimi anni.
| PRODOTTO | 2020 ( mln euro) | 2021 (mln euro) | 2022 (mln euro) |
|---|---|---|---|
| Macchinari e apparecchiature | 7.546,44 | 9.310,8 | 11.130,67 |
| Prodotti farmaceutici | 5.900,74 | 4.674,14 | 7.240,38 |
| Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi | 3.946,46 | 4.163,75 | 4.762,71 |
| Altri mezzi di trasporto (anche imbarcazioni, spaziali e militari) | 4.153,97 | 4.021,35 | 5.895,23 |
| Prodotti alimentari | 2.693,49 | 3.124,86 | 3.995,49 |
| Bevande | 2.120,02 | 2.400,04 | 2.541,74 |
| Prodotti chimici | 1.800,63 | 2.048 | 2.735,55 |
| Articoli in pelle (escluso abbigliamento) | 1.293,91 | 1.909,12 | 2.824,56 |
| Articoli di abbigliamento (anche in pelle) | 1.276,74 | 1.668,97 | 2.505,26 |
| Prodotti delle altre industrie manufatturiere | 2.151,65 | 3.226,97 | 3.781,31 |
Qualità, affidabilità, mentalità: cosa fa vendere il Made in Italy negli USA
A fronte di prezzi convenienti, a partire dal 2014, è però di altri fattori il merito della continua crescita dell’export Made in Italy verso gli Stati Uniti. Già nel primo semestre del 2014 infatti il Dipartimento del commercio americano registrava un +7,8% di export italiano verso gli Stati Uniti rispetto al primo semestre 2013. Il volano del traino era legato al processo di fusione tra Fiat e Crysler, ovvero, un progressivo crescente contatto tra aziende italiane e statunitensi nei settori genericamente della meccanica.
E non solo, sempre dal 2014 inizia crescere il rapporto e l’acquisto del Made in Italy di altri settori: +40,32% nelle preparazioni di carni e pesce, farine, frutta, vino; +143% di alcuni prodotti in metallo, +13% di quelli in gomma, +14% di materie plastiche, +11% per parti di aereo e +10.4% di calzature.
Tra 2016 e 2017 si registrò un’altra forte crescita nell’interscambio tra Italia e Stati Uniti, con un +2,4% a favore dell’export italiano verso gli USA: per un totale di 28,456 miliardi di dollari che furono il miglior risultato delle vendite italiane all’estero nel 2016.
Approfondimento della reciproca affidabilità, consolidamento della reciproca conoscenza, crescita nella domanda di forniture alle aziende italiane, che hanno potuto ampliare o iniziare l’internazionalizzazione verso il Nord America.
L’export verso gli Stati Uniti dell’agroalimentare Made in Italy
Dunque, crescono in modo indipendente sia i filoni di fornitura industriale, chimica e farmaceutica sia quelli dell’agroalimentare e del leisure. Il Made in Italy negli Stati Uniti è sempre più sinonimo di qualità: il prezzo, più o meno competitivo, dipende poi dal potere di acquisto delle diverse fasce di consumatori.
Di fatto gli USA sono la prima destinazione Extra UE del nostro export e i prodotti agroalimentari sono sempre più richiesti.
Anche nel 2020, nonostante la pandemia Covid-19, l’Italia ha esportato negli Stati Uniti food & beverage per un valore di 4.8 miliardi di euro, confermando gli USA come prima destinazione export del nostro agroalimentare e confermando il trend del decennio precedente.
Quali prodotti chiedono di più gli americani? Vino, fermo e bollicine, olio, formaggi, poi pasta di grano duro e cioccolata, solo per considerare alcuni macro gruppi di prodotto.

Come organizzare l’export verso gli Stati Uniti e come individuare le destinazioni migliori?
Chi vuole vendere all’estero deve andare oltre i trend generali di export per settore e valutare con cura le destinazioni dei prodotti. Infatti, alcuni prodotti sono più richiesti in determinati Stati o aree degli USA e ci sono più opportunità per inserirsi con l’internazionalizzazione di nuove proposte del Made in Italy.
Il New Jersey è saldamente la prima destinazione dell’export agroalimentare italiano, per esempio. Vengono poi California e Pennsylvania, ma anche Stati del sud come Florida, Texas, Georgia e Tennessee stanno acquistando maggiormente i prodotti delle nostre aziende. In particolare, per esempio, l’export di dolci e dolciumi è cresciuto genericamente dell’ 80% solo tra il 20219 e 2020 mentre quello dei gelati, verso la Pennsylvania, è salito da 2 a 17 milioni di euro. In crescita anche l’export dei biscotti e dei prodotti da forno, i quali hanno registrato un aumento oltre il 70%.
Discorso ultimo, ma in realtà non ultimo, è quello sulle regole per l’export, generale e agroalimentare: esso impone di lasciarsi allettare dalla possibilità di internazionalizzazione, ma sono necessari progetti di export management approfonditi e dettagliati.
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