Quanto influiscono i distretti industriali sull’export italiano?
I distretti industriali più interessanti e la loro importanza per l’export
Quanto influiscono i distretti industriali sull’export italiano? Parecchio, soprattutto per capacità di attrarre e contrattare per vendere all’estero il Made in Italy. Questo vale ovunque: sia per i distretti industriali su territorio italiano, sia per le esportazioni italiane verso distretti industriali esteri.
Dire che l’unione fa la forza sarebbe semplicistico, certamente crea una più ampia proposta e favorisce una migliore offerta ai buyer stranieri.
Ma quali sono le cifre dell’export dei distretti industriali Made in Italy? Chi esporta di più e verso quali mercati? Averne contezza è concretamente importante per confrontare non solo i numeri. Più utile e interessante è infatti far emergere le caratteristiche generali e specifiche più interessanti di ciascun distretto.
Quanto vale l’export dei distretti industriali italiani
È innanzitutto doveroso segnalare che nel 2022 l’export dei distretti industriali italiani è cresciuto, registrando già nel terzo trimestre: il sesto aumento consecutivo a doppia cifra (+14%), per un complessivo aumento di oltre il 15% (per oltre 110 miliardi di euro complessivi) e +19,6% rispetto ai primi nove mesi del 2019 quando l’export proveniente dai distretti industriali fu di circa 95 miliardi di euro in valore.
Nel 2022 tutte le filiere distrettuali hanno quindi superato i livelli pre-pandemici. Ad attestarlo, i dati Intesa Sanpaolo che hanno rilevato come 138 dei 158 distretti monitorati hanno superato i livelli di export del 2019 e ben 128 hanno superato i valori del 2021.

Chi esporta di più tra i distretti industriali del Made in Italy
La fotografia 2022 dell’export dei distretti industriali italiani è quindi più che incoraggiante quanto ai numeri e permette di individuare dei trend positivi da considerare da parte di chi vuole vendere all’estero.
Nei soli primi nove mesi del 2022, i distretti piemontesi hanno esportato per 9 miliardi di euro, quelli lombardi per 27,8 miliardi, il Triveneto per 31 miliardi. I distretti industriali funzionano, ma osserviamo alcune performance di crescita di settore:
- Metallurgia: +75,7%
- Elettrodomestici: +33,1%
- Alimentari e bevande: + 31,4%
- Prodotti e materiali da costruzione: +29.9%
- Mobili: +28,5%
- Prodotti in metallo: +22,2%
- Moda: +10,8%
- Meccanica: +10,3%
Ottimi risultati di export, dunque, per i distretti industriali di Brescia (metalmeccanica e metalli), Lecco (metalmeccanica), Reggio Emilia (meccatronica), Padova (termomeccanica). Poi il vasto Sistema Moda con Arezzo e Vicenza (oreficeria), Belluno (occhialeria), Firenze (pelletteria e calzature) con Prato ed Empoli (tessile e abbigliamento), Montebelluna (calzature sportive e sportsystem), il gallaratese (abbigliamento e tessile).
Quindi il cosiddetto Sistema casa con Sassuolo (piastrelle), Lumezzane (rubinetterie, valvole e pentolame), la Brianza (legno e arredo), Pordenone (mobili e pannelli). E ancora, la filiera agro-alimentare: qui le maggiori crescite nelle esportazioni sono state registrate nei distretti di Parma, Nocera (conserve), Conegliano-Valdobbiadene, Napoli, Lombardia sud-orientale (filiera lattiero-casearia), Toscana per l’olio e il barese per l’ortofrutta.

Dove va l’export Made in Italy dei distretti industriali italiani
Dove sono dirette la maggior parte delle merci italiane provenienti dalle diverse filiere di settore? I mercati maggiormente ricettivi sono quelli verso i quali le nostre esportazioni sono consolidate o in crescita. Tra questi vi sono anche Paesi con i quali i rapporti si stanno rafforzando in anni più recenti e che hanno mercati interni in espansione.
La maggiore crescita tra le destinazioni export dai distretti industriali italiani la stanno registrando gli Stati Uniti, che nei primi nove mesi del 2022 hanno ricevuto merci e prodotti per +3,4 miliardi di euro. La seconda destinazione per crescita è stata la Germania, con +2,9 miliardi. Quindi la Francia, con una crescita di +2,5 miliardi di euro.
Crescite interessanti, per export dai distretti industriali italiani, sono state registrate verso gli Emirati Arabi Uniti, la Corea e il Messico, quest’ultimo è un mercato tutto sommato nuovo per l’Italia, per lo meno per l’intensità dei rapporti di import-export che si stanno approfondendo.
Il distretto industriale aiuta a vendere all’estero: la forza della filiera italiana
In Italia possiamo parlare di una situazione consolidata e di profonda esperienza nel fare rete. Ciò che da sempre funziona per i distretti industriali, e ancora di più per il Made in Italy, è il lavoro di filiera. In Italia è fortissimo ed efficiente il legame tra la produzione manifatturiera e la provincia, il territorio, in cui si sviluppa.
Un dato per tutti: a fronte degli attuali 158 maggiori e riconoscibili distretti industriali italiani, nel 2016 dati ufficiali ne consideravano 137, a rappresentare 48.100 imprese manifatturiere.
L’export dei distretti industriali italiani è quindi forte di una tradizione che sa continuamente evolvere e innovare, adattarsi e crescere per soddisfare le richieste dei diversi mercati che ne richiedono i prodotti.
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