Brexit: vendere nel Regno Unito il Made in Italy

Brexit e Made in Italy

Brexit e Made in Italy. Come ha influito la Brexit sull’export italiano?

Il dopo Brexit è davvero così nefasto per il Made in Italy o le aziende italiane si stanno riorganizzando? Cosa è cambiato dal 1° febbraio 2020 e cosa sta ancora cambiando? Se è vero che, per essere sommari, le regole doganali sono cambiate, le abitudini dei consumatori, le consuetudini dei viaggiatori e le commesse delle aziende hanno voglia e bisogno di mantenere attive determinate strade e partnership per vendere nel Regno Unito.

Il colpo della Brexit al Made in Italy: ben assestato, ben incassato

Sembrava impossibile, invece il Regno Unito non fa più ufficialmente parte dell’Unione Europea dal 1° febbraio 2020. Con la Brexit, il Regno Unito è a tutti gli effetti un Paese cosiddetto ‘terzo’ rispetto agli altri stati europei, in altre parole non fa più parte del mercato unico europeo e dell’unione doganale dell’Unione Europea, perdendone così i benefici.

L’impatto, quanto a libertà di circolazione di persone e merci, è stato significativo e ha creato ostacoli prima inesistenti: formali, amministrativi ed economici.

Da maggio 2021 il Trade and Cooperation Agreement permette che i beni scambiati tra Unione Europea e Regno Unito non siano soggetti a tariffe o quote. Tuttavia, la situazione risulta parecchio complessa e costosa per vendere nel Regno Unito. Formalità doganali, certificazioni, etichette, marchiature impongono alle aziende più burocrazia e costi aggiuntivi per esportare.

Il colpo la Brexit lo ha dato anche al Made in Italy. Non a caso le imprese italiane che abbiano sostenuto costi aggiuntivi direttamente collegati alla Brexit possono accedere a domande di contributi a fondo perduto per 112 milioni di euro complessivi. Dal 13 aprile fino a fine anno possono infatti presentare domanda di rimborso per il 100% delle spese ammissibili: che vanno dai costi del personale alle spese di viaggio, dalle spese di soggiorno, assicurazioni di viaggio, visti, consulenze esterne e attrezzature come hardware e software alle spese generali e infrastrutture.

Made in Italy e Brexit

Memorandum of Understanding: Brexit e Made in Italy

Gli inglesi cercano il Made in Italy e le aziende italiane non ci stanno a fermare un flusso di merci che è molto importante. Così l’8 febbraio scorso, alla Farnesina, è stato firmato un Memorandum of Understanding tra Italia e Regno Unito. Il Documento d’Intenti è stato definito «innovativo e strategico per la promozione delle esportazioni e degli investimenti bilaterali».

Attraverso il Memorandum, l’Italia e il Regno Unito puntano ad approfondire il solido partenariato economico tra i due Paesi, adattandolo al contesto post-Brexit.

“Questo Memorandum rappresenta una piattaforma di enorme potenziale per la promozione del nostro export e delle nostre eccellenze imprenditoriali, in un’ottica di crescita e prosperità condivisa, nel pieno rispetto delle competenze e dei nostri impegni UE”, ha dichiarato il Vicepremier Tajani.

L’intesa si propone di istituire un meccanismo strutturato di concertazione e collaborazione tra imprese, istituzioni ed enti preposti all’internazionalizzazione, con un focus sui settori più innovativi e ad alto potenziale di sviluppo, tra cui:

  • economia “verde”
  • tecnologie avanzate
  • scienze della vita
  • ingegneria ed industrie creative
  • start-up e innovazione
Brexit e Made in Italy

Le cifre dell’export Made in Italy post Brexit.

Ma quanto vale l’export italiano verso il Regno Unito? Di cosa le aziende e consumatori inglesi non vogliono ormai fare a meno? Sono davvero vari gli ambiti di scambio commerciale nei quali l’Italia e i suoi prodotti sono di casa Oltremanica.

Nel 2020 l’export Made in Italy verso il Regno Unito è crollato del 38% e le importazioni sono crollate di oltre il 70%. Ma i flussi hanno ripreso a salire e riassestarsi già dal 2021, nonostante burocrazia, i costi aggiuntivi e la pandemia covid-19.

Un occhio ai maggiori valori dell’export Made in Italy definisce un quadro davvero vario e per questo ancora più interessante per vedere nel Regno Unito:

Prodotto2020 20212022
Macchinari e apparecchiature€ 2.768,87 mln € 3.362,37 mln€ 3.600,68 mln
Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi€ 2.207,4 mln€ 2.249,61 mln€ 2.560,13 mln
Prodotti alimentari€ 2.323,93 mln€ 2.285,21 mln€ 2.722,54 mln
Prodotti farmaceutici di base e preparati€ 1.499,47 mln€ 1.172,85 mln€ 2.435,55 mln
Prodotti della metallurgia€ 1.543,48 mln€ 1.324,64 mln€ 1.475,11 mln
Articoli di abbigliamento€ 1.542,18 mln€ 1.310,79 mln€ 1.413,15 mln
Bevande€ 993, 54 mln€ 1.062,01 mln€ 1.145, 31 mln
Mobili € 686, 45 mln€ 890, 98 mln€ 1.003,83 mln

Prodotti di base per l’industria quindi, ma anche tanti prodotti di consumo di alta e media qualità per i quali il Made in Italy è considerato di valore e le aziende italiane partner affidabili e consolidati per vendere nel Regno Unito.

Contattaci per avere maggiori informazioni: info@patrolinternational.com


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *