Progetto BELT AND ROAD – Opportunità per vendere in Est Europa

Le cifre sono in crescita e la Belt and Road Iniziative è considerata un’opportunità reale per vendere in Est Europa. Dubbi? Approfondite costantemente e avrete nuovi elementi a favore. Alla Belt and Road Iniziative hanno ad oggi aderito 140 Paesi in tutto il mondo, compresi alcuni che non ne hanno mai ufficialmente confermato la firma – tra cui Austria, Danimarca e Federazione Russa.
Lanciata dalla Cina nel 2018, la cosiddetta Nuova Via della Seta è stata pensata fin dal 2013. Si tratta di un ciclopico progetto per:
– raccogliere attorno a sé il sostegno economico e politico internazionale
– collegarsi in modo nuovo e stabile al Sudest Asiatico, all’Europa e all’Africa Centrale –e fino al Sud America– dando un fortissimo impulso alla internazionalizzazione.

Perché è una opportunità per vendere in Est Europa: rotte e corridoi che ci riguardano

Il primo colpo d’occhio sul planisfero della Belt and Road Iniziative, detta BRI o OBOR, mostra la premessa indispensabile: la mobilità.
L’apertura di nuove rotte, di corridoi agevolati, passa innanzitutto dalla implementazione di vie di comunicazione efficienti.

Sono 6 i corridoi, quattro terrestri e due marittimi, sulle seguenti aree:

  • Nuovo ponte terrestre Eurasiatico (NELB)

e il Corridoio economico:

  • Cina-Mongolia-Russia (CMREC)
  • Cina-Medioriente-Sudovest Asiatico CCWAEC)
  • Cina-Pakistan (CPEC)
  • Bangladesh-Cina-India-Myanmar (BCIMEC)
  • Cina-Indocina (CICPEC)

Potenziare o tracciare ex-novo delle vie comunicazione efficienti dal punto di vista commerciale significa allo stesso tempo:

1. potenziare o costruire infrastrutture adeguate:

  • porti, aeroporti, ferrovie
  • aree di scambio
  • aree di stoccaggio
  • siti di trasformazione
  • siti industriali

2. offrire servizi commerciali e agevolazioni doganali

La Cina ha siglato oltre 100 accordi contro la doppia imposizione fiscale, dei quali circa 60 con i Paesi coinvolti nel progetto.

La Belt and Road Iniziative è a tutti gli effetti una «politica transcontinentale a lungo termine e un programma di investimenti che mira allo sviluppo delle infrastrutture e all’accelerazione dell’integrazione economica dei paesi lungo il percorso della storica Via della Seta», si legge nel sitoweb ufficiale.

«Secondo l’Asian Development Bank (ADB), l’Asia deve far fronte a un deficit di finanziamento delle infrastrutture stimato di 26 trilioni di dollari entro il 2030. Per colmare questa lacuna, varie iniziative regionali e subregionali mirano a sviluppare una migliore connettività dei trasporti in Asia».
Le opportunità per l’internazionalizzazione si prospettano concrete e diffuse. Comunque a portata dei Paesi e delle aziende che le vogliano seriamente cogliere e ampliare.

Vendere in Russia e in Est Europa? Le spinte della BRI per la internazionalizzazione

Tutti desiderano beneficiare delle opportunità della Belt and Road e molti di fatto possono esserne protagonisti.

Primi più evidenti beneficiari, i porti italiani: sia i porti adriatici (Venezia, Trieste, Taranto, Ravenna), sia quelli del sud e nord Italia. Operativo da oltre un anno il Terminal container di Vado Ligure.
Non solo porti, ma anche altre infrastrutture che collegheranno diversi Paesi alla Cina e, necessariamente, i Paesi di transito tra loro: dando forte impulso soprattutto a quelli che maggiormente necessitano di una “spinta propositiva”. Entro il 2025, infatti, la Belt and Road svilupperà atri settori che potranno allora beneficiare delle nuove infrastrutture. Fra questi la tecnologia, l’industria, la logistica e lo stoccaggio.
I porti italiani saranno terminal di riferimento per vendere in Europa e vendere in est Europa merci che percorreranno con più facilità itinerari di ferrovie potenziate o create ex-novo.

Dubbi ed entusiasmi. Tante opportunità di internazionalizzazione per vendere in Est Europa

Anche Paesi che hanno sottoscritto prontamente i protocolli d’intesa hanno a più riprese manifestato dubbi sulla coerenza dell’operato cinese. Se non possono essere definiti dei benefattori, certamente ai cinesi va dato atto di forte intraprendenza, decisione e lungimiranza nelle proposte.

Alcuni Paesi come Polonia, Estonia e Repubblica Ceca sono per esempio in una fase di “osservazione” rispetto ai progetti, ma non di blocco. I progetti avviati o da avviarsi sono infatti ovunque concretamente interessanti e con profittevoli prospettive di internazionalizzazione di medio e lungo termine.

Entusiasti fin dal principio, invece, la Russia e i Paesi dell’Asia centrale. La prima, la Russia, con 126 progetti, è infatti il maggior beneficiario diretto e indiretto degli investimenti cinesi per un valore di 296 miliardi di dollari: dai giganteschi progetti per l’esportazione di idrocarburi -di cui la Cina è famelico consumatore-, al potenziamento delle vie di transito delle merci sul proprio territorio verso l’Europa. La Cina è infatti, per esempio, il principale finanziatore e destinatario del progetto Power of Siberia Gas Pipeline. Ma allo stesso tempo è utile che la Russia monitori gli interventi del gigante asiatico al fine di non vedere sminuita la propria influenza sui Paesi dell’Asia Centrale.

Questi ultimi vedono infatti la BRI come una autentica occasione di rilancio ed apertura rispetto al doppio filo che tradizionalmente li lega alla sola Russia. Non dimentichiamo che il primo annuncio della Nuova Via della Seta venne dato proprio nella capitale del Kazakhstan l’8 settembre 2013.

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