Sempre più Est per vendere in Cina si può per le aziende italiane. Il mercato è concreto e va conosciuto nelle sue molte opportunità.

Ma a cosa sono interessati i buyer cinesi? Apparecchiature e macchinari, farmaci, alimentari, tessili, tecnologie e progetti specifici, mobili.
Il ventaglio dei settori e dei prodotti è piuttosto ampio, seppur specifico. Soprattutto, il mercato per il made in Italy è in crescita. Nei primi mesi del 2021 l’Italia ha esportato in Cina beni per 264 miliardi di dollari, con una crescita del 75% rispetto all’anno precedente.
Fondamentali sono la percezione e la conoscenza che i cinesi hanno dei prodotti italiani. Conoscerli è importante per le aziende italiane per impostare le proprie strategie di internazionalizzazione.

Vendere in Cina e good reputation

Il made in Italy piace ai cinesi? Sì, anzi lo stimano fortemente. È importante, per le aziende italiane che puntano all’internazionalizzazione nel grande continente, esserne consapevoli.
Per il grande pubblico cinese  il Made in Italy è sinonimo di distinzione, anche se spesso si confonde con ciò che è genericamente europeo, o occidentale, in una sorta di italian sounding.
Per i cinesi con cultura e capacità di spesa elevate, invece, è sempre più una certezza di qualità e di eccellenza per materie prime, progettazione, durevolezza e di affidabilità.

C’è attrattività per il senso estetico degli italiani, certo, ma sempre più apprezzata per le produzioni italiane è la grandissima qualità. Negli ultimi dieci anni è cresciuto il numero di cinesi di grande ricchezza e anche il flusso di merci italiane vendute nel Paese.
Sono oggi circa 70 milioni i cinesi che possono essere considerati ricchi: un bacino considerevole quindi per le aziende italiane che puntano a clienti finali in grado di scegliere e spendere per la qualità. Non vanno a traino dell’italian sounding, anzi educano al gusto i più.
Ma attenzione, crescono anche le opportunità per le aziende italiane che vendono materie prime, macchinari e know how.

Cosa vendere in Cina?

Tessile, abbigliamento, meccanica strumentale, ma anche mezzi di trasporto, prodotti chimico-farmaceutici. E poi alimentari, mobili e tecnologie e servizi di ricerca, sviluppo e progettazione in settori come quello ospedaliero, dei trasporti e del green. Sono quindi richieste competenze e esperienze profonde, che le aziende italiane possiedono indiscutibilmente.
Il grande continente sta correndo, con tutte le contraddizioni e le sfide del caso, ovviamente. Però è diffusa la consapevolezza di avere bisogno di partner di grande professionalità e affidabilità. La scelta di internazionalizzazione verso la Cina è quindi concreta anche per le PMI italiane.

Macchinari e apparecchiature di fascia alta, la Cina ne ha fame

Il mercato cinese c’è interesse  per le macchine utensili di alta precisione da utilizzare in vari settori. Dall’aviazione alla tutela ambientale, dal settore ferroviario a quello edile a quello estrattivo.
La frenetica crescita cinese insegue anche una crescita qualitativa e richiede attenzione da parte dei progettisti. Le aziende italiane sono tra quelle ritenute più affidabili nella fornitura di macchinari prestanti, soprattutto da assemblare in loco. Qualche esempio per chi stia progettando seriamente di vendere in Cina?

  • Macchinari a controllo numerico di fascia alta
  • Motori, riduttori e componenti per turbine eoliche
  •  Attrezzature per centrali idroelettriche
  •  Macchinari per l’edilizia, soprattutto destinato a grandi opere
  •  Macchinari per la misurazione e l’ispezione destinati al settore ferroviario ed estrattivo
  •  Dispositivi e apparecchiature medico-diagnostiche di precisione
  •  Tecnologie per la ricerca e lo sviluppo dei settori chimico e farmaceutico
  •  Sistemi informatici ospedalieri per la telemedicina e la gestione dei grandi presidi sanitari

E poi tecnologie per il trattamento delle acque reflue, il riutilizzo di bio-gas, la depurazione delle acque, l’incenerimento dei rifiuti urbani, il controllo dei composti organici voltili. E, ancora, tecnologie per la desolforazione e denitrazione, per la depurazione di gas di scarico dei veicoli a motore diesel, la catalizzazione ad alta efficienza dei gas di scarico.

Alimentari, abbigliamento e tessili: cosa vendere in Cina

Per le aziende italiane, l’internazionalizzazione a Est può davvero guardare con interesse verso la Cina. Anche i settori del cosiddetto italian sounding hanno amplissimo spazio di ingresso. Infatti, come accennato, esiste una fascia di consumatori che sta trainando da una parte l’italian sounding e dall’altra educando ad un gusto per la qualità che solo il vero Made in Italy può offrire.
Dunque, non solo grandi marchi per i consumatori cinesi. Anche marchi di media dimensione stanno raccogliendo successi grazie a opportune campagne di marketing e distribuzione.

Pelletteria, abbigliamento, calzature, gioielleria e bigiotteria, accessori e cosmetici italiani sono richiesti e in modo crescente.

Quanto ai prodotti alimentari, l’Italia è al 29° posto tra i fornitori del mercato cinese. Primeggia o si distingue però per la vendita di pasta e cioccolato, di olio di oliva, acque minerali e vini frizzati. Ed è complessivamente al 3° posto per le vendite di caffè e vini imbottigliati.
I dati del settore alimentare e tessile sono complessivamente in crescita costante nell’ultimo triennio.

Certamente quello cinese è un mercato da affrontare con professionalità. Non mancano barriere di vario genere, dagli obblighi di etichettatura e registrazione, alle procedure doganali di controllo e ispezione spesso lunghe, per questo motivo le PMI Italiane che vogliono vendere in Cina devono esserne consapevoli quanto della qualità della propria offerta e delle opportunità che il mercato cinese riserva.

Per maggiori informazioni contattaci a info@patrolinternational.com


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