Dal carbone all’eolico e al nucleare, la transizione energetica della Polonia è iniziata e apre spazi di internazionalizzazione per gli investimenti stranieri.

Il Paese è deciso ad ottemperare alle richieste europee di riduzione delle emissioni tossiche della combustione di carbone. Non sarà una trasformazione immediata, certamente, ma i passaggi principali sono stati fissati.

Il governo è consapevole della complessità dell’impegno e della necessità di operare in modo adeguato, duraturo e sicuro per la salute dei cittadini.
Dal carbone, principale fonte di produzione energetica, sono due le direttrici principali di lavoro: eolico e nucleare. Quest’ultima meno rapida da attivare, ma più efficace sul lungo termine. Entrambe aprono porte di investimento e scambio per le aziende che vogliono vendere in Est Europa.

Eolico off-shore: gare d’appalto e internazionalizzazione

L’eolico è la soluzione energetica più rapidamente realizzabile e attivabile in Polonia, le installazioni off-shore nel Mar Baltico sono quelle a miglior impatto ecologico e minor impatto paesaggistico. Le cifre che per prime possono muovere l’interesse anche delle aziende italiane sono quelle degli investimenti già programmati dal Gruppo PGE.

Nei prossimi anni il Gruppo PGE (Polska Grupa Energetyczna SA) finanzierà 24 progetti per un valore totale di circa 16 miliardi di euro. Due progetti in particolare riguardano parchi eolici offshore. Entro il 2030 il Gruppo attiverà produzioni da 2,5 GW di capacità, in parte già fruibili dal 2026. Dopo il 2030 sarà avviata la costruzione di un ulteriore progetto da 1 GW di capacità.

Le opportunità non saranno solo per le aziende nazionali. Le competenze e le forniture aprono possibilità alle aziende straniere già attive o interessate a vendere in Est Europa. Saranno coinvolte tutte le aree portuali, la crescita non avverrà solo per i porti più grandi, come Gdynia, ma è previsto un rilancio anche per porti più piccoli, come i porti turistici di Ustka, Darłowo, Kołobrzeg, Władysławowo o Łeba.

Da dove parte la Polonia con la transizione energetica?

Dal punto di vista energetico e dell’inquinamento il quadro polacco è ben delineato.
Oggi il 70% dell’energia arriva dalla combustione del carbone e dovrà scendere di un 30% entro il 2030. Allo stesso tempo le emissioni di CO2, che sono le più elevate in Europa, dovranno scendere drasticamente, per azzerarsi nel 2050. Dal punto di vista economico il Paese sta riuscendo a tenere la barra dritta anche nella tempesta pandemica. Un dato su tutti è la disoccupazione che resta al 3%.

Il Paese è in crescita evidente dal 2019. La Polonia non rallenta, cercando di contrastare la crisi causata dalla pandemia. Il modello è il New Deal di Roosveltiana memoria. Quello che viene definito come Polish Deal mira a  rimodellare la società fin dalla ristrutturazione della sanità e previdenza sociale, sostenendo anche produzione ed esportazione in modo da difendere il più possibile il PIL dai contraccolpi del covid-19.

Nucleare, la svolta attesa per l’internazionalizzazione

Il nucleare rimane comunque la fonte energetica verso cui la Polonia guarda con maggiore interesse per una conferma di lungo periodo. Le premesse sono antiche, per così dire, ma ora il Paese è pronto e vuole costruire con sicurezza e prospettiva di profitto.
A inizio anni ’80 del novecento risale lo scheletro incompiuto dell’unica centrale nucleare che parve affacciarsi all’orizzonte energetico polacco. La costruzione naufragò a motivo della crisi economica e delle proteste ambientaliste.

Oggi però la fame di energia e la volontà di rispettare gli standard internazionali delle emissioni ha motivato una svolta epocale. Il governo di Varsavia ha in progetto la costruzione di un impianto nucleare da attivarsi entro il 2033. Altri 5 dovranno essere in funzione entro i successivi 10 anni, l’incognita è la scelta dei siti. Non sono ancora infatti stati individuati i siti idonei a ospitare le centrali: sia nel rispetto della natura del territorio, sia nel rispetto della volontà dei cittadini, in parte ancora contrari all’installazione.
Il governo tuttavia tira dritto e lavora per la riuscita dei progetti.

Internazionalizzazione e investimenti privati

Alla svolta nucleare polacca non mancano investimenti privati. È di pochi mesi fa la notizia che gli imprenditori Zygmunt Solorz e Michał Sołowow avvieranno un progetto congiunto per la realizzazione di una centrale nucleare a Pątnów. La località si trova del distretto di Wieluń, nel voivodato di Łódź, a metà tra Wroclaw e Varsavia. Lì è già presente una centrale elettrica di Ze Pak S.A. il cui patrimonio fungerà da base per il progetto.
È significativo che la spinta venga dai privati. La Joint venture dei due miliardari non si porrà infatti in competizione con i progetti statali: al Paese serve energia per crescere e serve a tariffe accessibili.

In un Paese in crescita, anzi in corsa, sono evidenti le opportunità per le aziende straniere: chi possa proporre macchinari, componenti e prodotti di qualità, competitivi in un’ottica di internazionalizzazione, può guardare alla Polonia come sbocco di sicuro interesse e porta di accesso per vendere in Est Europa.

Per maggiori informazioni contattaci a info@patrolinternational.com


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