Era l’8 settembre 2013 quando il neo presidente della Repubblica popolare cinese lanciava il progetto di una nuova Via della Seta. Ma qual è oggi il coinvolgimento dei nostri paesi vicini e quali sono le opportunità per le aziende italiane per vendere in Est Europa avviando una proficua internazionalizzazione?

L’idea di una cintura, di una Belt and Road Initiative (BRI), che avvolgesse nuovamente il globo favorendo commerci e scambi da e per la Cina come nei secoli passati, incuriosì e scosse i mercati sin dall’inizio. Secondo le prospettive che il progetto disegnava, i Paesi  avviarono subito azioni per pianificarne la partecipazione al progetto.

Una partecipazione pensata singolarmente o in gruppo, quest ultima soprattutto per i Paesi geograficamente intermedi rispetto alla Cina e ai suoi interessi . Con l’arrivo di un iniziativa di tale portate gli Stati geograficamente riconoscibili come “cuscinetto” rispetto alle vecchie destinazioni -la Vecchia Europa per esempio- avrebbero certamente potuto ottenere vantaggi e scalare nuove posizioni.

Oggi quali investimenti e progetti sono attivi?  Che opportunità ci sono per le aziende italiane?

La via della seta: cifre e rotte per l’internazionalizzazione

Non mancano punti oscuri o per lo meno nebulosi. Per alcuni paesi elencati come firmatari di un protocollo d’intesa all’interno della Belt and Road Initiative, la disponibilità di informazioni indipendenti è infatti contraddittoria. Ad esempio per Austria, Benin, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Dominicana, Niger e Federazione Russa non esiste una vera e propria pubblicazione ufficiale, tuttavia i Paesi coinvolti nel grandioso progetto cinese sono comunque oggi 142:

  •  42 paesi sono nell’Africa subsahariana
  • 34 paesi BRI si trovano in Europa e Asia centrale (inclusi 18 paesi dell’Unione Europea (UE) che fanno parte della BRI)
  • 24 paesi BRI si trovano nell’Asia orientale e nel Pacifico
  • 17 paesi BRI in Medio Oriente e Nord Africa
  • 19 paesi BRI sono in America Latina e Caraibi
  • 6 paesi sono nel sud-est asiatico

Vi è evidente corrispondenza con 6 Corridoi di comunicazione, commercio e sviluppo reciproco, 4 di terra e 2  marittimi.
Sono invece un centinaio gli accordi contro la doppia imposizione fiscale già firmati dalla Cina con circa 60 Paesi, per non parlare delle milionarie cifre di investimenti inerenti alla BRI

Ungheria e Cechia: via della seta e internazionalizzazione

Da una parte i porti italiani sono approdo e punto di partenza di innumerevoli commerci. Dall’altra le aziende italiane hanno possibilità di internazionalizzazione direttamente cavalcando le onde degli investimenti BRI nei Paesi dell’Est Europa. Scorrendo rapidamente alcune situazioni risulta evidente come le aziende italiane possano ritagliarsi spazi propri.

Il primo assunto è che la Cina sta investendo fortemente nei Paesi dell’Est Europa per contribuire allo sviluppo urbanistico e delle infrastrutture utili allo sviluppo e potenziamento degli scambi con i Paesi stessi e con il resto dell’Europa.

Un esempio strategico? La rotta ferroviaria Budapest-Belgrado. In sviluppo e sotto osservazione dagli anni ’90 del novecento. Il grandioso progetto di elettrificazione da 3,2 miliardi di euro -che ridurrà il viaggio da 8 a 3 ore- è finanziato all’85% da prestiti della China Exim Bank. E su entrambi i tratti, Ungherese e Serbo.
La Via della Seta va sviluppata, spesso creata, con il supporto di chiunque abbia competenze tecniche e versatilità di progettazione, proprio come le aziende italiane.

La Repubblica Ceca ha avviato concretamente il discorso BRI con l’apertura nel 2019 di 20 voli settimanali verso la Cina e soprattutto con l’apertura di filiali di Bank of China e Industrial Bank of China a Praga. La Cechia non a caso si propone come hub bancario cinese in Europa a fronte di investimenti per lo sviluppo di infrastrutture e hub commerciali. Da costruirsi ex novo, s’intende.

Bielorussia e Romania: hub commerciali ed energetici

La Romania ha fin dal 2015 aperto il discorso Via della Seta, iniziando a trattare -con una Cina determinata- forte della propria posizione geografica strategica e delle proprie risorse.
Il Paese ha fin dall’inizio proposto se stesso come partner nel settore energetico grazie alla propria capacità di lavorazione del petrolio. Allo stesso tempo, la Romania ha sempre cercato di valorizzare agli occhi della Cina la propria posizione di collegamento terreste e marittimo con Europa e Oriente, Iran in particolare. Alla Cina è stata fatta la richiesta di investimenti per lo sviluppo, dal momento che il Paese non ha ancora completato il proprio rilancio post comunista.

Focus sull’industria invece per quanto riguarda la Bielorussia, Paese cruciale per posizione e interessi. Proprio in Bielorussia la Cina sta finanziando uno dei progetti economicamente più consistenti del territorio europeo: il parco industriale Great Stone di Minsk. I cantieri sono stati aperti tra il 2015 e il 2017 ed il progetto è di gradissimo interesse.
Il modello del parco industriale di Minsk, del resto, è simile ad altri che la Cina sta aiutando a sviluppare sulla Via della Seta: la logica segue infatti tre cardini “port-park-city”. E prevede una zona di libero scambio, una di hub commerciale e di investimenti, una offerta di infrastrutture di accessibilità internazionale.

Le possibilità di internazionalizzazione per vendere in Est Europa sono quindi concrete per le PMI italiane. Ad esse infatti si riconosce una capacità specifica nel progettare e realizzare macchinari, utensili e competenze per lo sviluppo di aree industriali e commerciali innovative, di cui le ZES russe sono forse il più interessante esempio.

Per maggiori informazioni contattaci a info@patrolinternational.com


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