Blocco dell’Export del legno in Russia: Emergenza e/o opportunità per l’Internazionalizzazione

Il blocco dell’export del legno in Russia significa niente più esportazioni di legno dalla Russia dal 1° gennaio 2022 verso i Paesi dell’UE. La notizia ha iniziato a circolare nel febbraio di quest’anno ed è diventata realtà. La guerra delle materie prime si aggiunge, nel caso della Russia, all’embargo che dal 2014 coinvolge molti prodotti e materiali grezzi.

Una notizia bomba per le imprese europee e italiane in particolare. Tanto più che già dal 2020 c’erano difficoltà a reperire legno sul mercato mondiale e nel marzo 2021 il prezzo era salito globalmente di oltre il 127%.
Un colpo durissimo per oltre 307.500 lavoratori di oltre 71.500 aziende nel nostro Paese. L’Italia importa infatti circa l’80% del legno che poi lavora e vende in tutto il mondo.

Le motivazioni al blocco dell’export del legno in Russia

Il presidente russo Vladimir Putin ha reso operativo il suggerimento del vice primo ministro e introdotto un divieto completo sull’esportazione di legno grezzo o trattato, dal paese.

«Istruisco dal 1° gennaio 2022 di introdurre un divieto completo all’esportazione dalla Russia di legname grezzo o trattato, solo per il tipo di legname di conifere e specie decidue di pregio». L’annuncio è stato dato durante un incontro sullo sviluppo e la valorizzazione del complesso forestale. Il tema infatti, embargo a parte, è allo studio da tempo.

L’intento è porre una barriera rigida all’«esportazione incontrollata» di legname non trattato. Anzi, il Governo userà «ancora più attivamente le moderne tecnologie digitali, lanciando il sistema informativo federale del complesso forestale, compreso l’Anagrafe forestale demaniale in formato elettronico».

Dal 1° luglio 2022 i produttori russi dovranno utilizzare uno specifico sistema elettronico per registrare il legname e le transazioni che lo riguardano. Lo scopo del governo è tracciare l’intera catena: dall’abbattimento alla lavorazione, alla esportazione al di fuori della Federazione Russa.

Importazioni di legno in Italia

Nel 2019 le imprese italiane hanno importato complessivamente legno per 3.438 milioni di euro. Dalla Russia, sempre secondo dati ISTAT, ne hanno importati per oltre 36 milioni nel 2019 e per 27,11 milioni di euro nel 2020. La quota comprende legno, prodotti in legno e sugheri, esclusi i mobili finiti. Sì perché i mobili, i prodotti lavorati e di alta qualità fanno o facevano poi il percorso inverso. Dall’Italia arrivavano legnami e ritornavano in Russia mobili italiani di pregio.

La costruzione di nuovi quartieri nelle grandi città russe ha alimentato, negli ultimi anni, una forte richiesta di mobili dall’estero. E le aziende italiane con vocazione alla internazionalizzazione hanno saputo accaparrarsi la fetta di mercato delle produzioni migliori. Nel 2019 l’Italia ha infatti esportato mobili in Russia per oltre 152 milioni di euro, occupando l’8,3% del mercato, ponendosi al 4° posto dopo Corea del Sud, Bielorussia e Cina.

Domanda mondiale di legno e blocco dell’export dalla Russia

Negli ultimi anni si è, in verità, assistito non solo in Russia a un protezionismo dei propri legnami da parte di tutti i maggiori produttori di legno: Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti, Finlandia, Repubblica Democratica del Congo, Indonesia. La Nuova Zelanda, in particolare, ha superato nel 2018 la Russia diventando il maggior produttore mondiale di legno grezzo.

Il blocco dell’export di legno russo ha quindi motivazioni di controllo a fronte di una aumentata richiesta mondiale e interna: per costruzione, per farne semilavorati e pellet e per il trasporto delle merci. Quest’ultimo utilizzo è sconosciuto ai più, ma le aziende ne stanno già sentendo una fortissima carenza.

Ma la Russia ha anche altre motivazioni: la Russia infatti sta pianificando e progettando una maggiore indipendenza anche nella lavorazione del legno grezzo. Una fetta di mercato che vorrebbe ritagliarsi è per esempio quella della produzione di semilavorati ecocompatibili adatti all’edilizia residenziale.
La richiesta, alle imprese italiane maggiormente coinvolte nell’internazionalizzazione dei prodotti, è quindi anche di macchinari, ricambi e competenze.

Nuove opportunità che potrebbero nascere dal blocco dell’export di legno russo

Il blocco non sembra reversibile per ora. Del resto è “solo dal 2012” che il mercato russo si era aperto più favorevolmente ai Paesi dell’Unione Europea con prezzi più vantaggiosi. Parrebbe di aver bisogno di:
– cercare alternative
– puntare ad una maggiore internazionalizzazioni di altri beni o servizi legati all’industria del legno

Comunque le aziende italiane non stanno semplicemente a guardare, ma si stanno muovendo coinvolgendo in modo collaborativo i colleghi europei.

FederlegnoArredo ha infatti prontamente risposto alla notizia con la convinzione che l’emergenza generalizzata di mancanza di materie prime del legno vada affrontata insieme. È una carenza trasversale che non riguarda solo il blocco dell’export di legno russo e nessun Paese può affrontare da solo la situazione in modo efficace.

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